Apollodoro di Atene
  Filosofo greco, fu discepolo di Aristarco ad Alessandria. Tra i suoi scritti maggiori ricordiamo un'opera di cronologia dedicata ad Attalo II, re di Pergamo; il commentario geografico sul catalogo delle navi; la Biblioteca o sugli Dei, trattato mitologico sugli eroi greci. In quest'ultima opera si trovano cenni sulla missione dei Tempiesi in Sardegna.  

 

Biblioteca, II, 7, 6,2

Quando Eracle soggiornava presso di questi (= i Calcedoni) dispose che sette suoi figlioli che aveva mandati a Tespio li avrebbe ritenuti presso di sé, altri tre li avrebbe fatti partire per Tebe, mentre i restanti 40 li avrebbe fatti salpare per l'isola di Sardegna per costituirvi una colonia.

 
 

 
   
  100 - [...]. Quest'isola, come sembra, una volta veniva chiamata Ichnusa in quanto il suo perimetro riproduce una figura di molto simile all'impronta di un piede umano. [...]  
 

 
  100 - Si dice che nell'isola di Sardegna si trovano degli edifici modellati secondo l'antica tradizione ellenica, e molti altri splendidi edifici, e delle costruzioni con volta a cupola con straordinario rapporto delle proporzioni.
Si ritiene che queste opere siano state innalzate da
Iolao figlio di Ificle nel tempo in cui, portando con sé i Tespiadi figli di Eracle, trasferì la colonia per condurla via dai loro luoghi di origine verso quelle contrade, poiché procurava queste per il parentado di Eracle, al quale qualunque terra fosse situata verso Occidente riteneva gli appartenesse [...].
Raccontano poi che la Sardegna sia stata, in tempi lontani, prospera e dispensatrice di ogni prodotto: difatti raccontano che
Aristeo
, il quale - si dice ancora - ai suoi tempi era stato il più esperto fra gli uomini nell'arte di coltivare i campi, fosse il signore in questi luoghi; prima di Aristeo questi luoghi erano occupati da molti e grandi uccelli [...]
 
 

 
 

 
   
  (Agirio, 80 a. C. circa- Roma)

Storico greco, visse quasi sempre a Roma. L'opera di Diodoro, Biblioteca storica, fu probabilmente terminata al principio dell'età augustea. Egli volle comprendere in maniera chiara la storia di tutti i secoli e di tutti i popoli dal periodo mitico ai suoi tempi, comprese le descrizioni geografiche, la storia delle istituzioni, dei costumi, delle arti, e delle lettere. L'opera, in 40 libri, è articolata in tre sezioni. Al primo gruppo appartengono sei libri, di cui ci sono rimasti i primi cinque, che narrano la storia primitiva dei barbari e dei greci fino alla guerra di Troia. Al secondo gruppo, che si estende dalla guerra di Troia alla morte di Alessandro(323), appartenevano undici libri (VII-XVII), di cui ci rimangono i libri XI-XVII, che abbracciano la storia della Grecia, della Persia, dell'Egitto, della Sicilia e di Roma dall'anno 480 al 323 a.C. Il terzo gruppo è costituito dagli altri 23 libri, comprendenti un periodo di due secoli e mezzo, fino al principio delle campagne di Cesare in Gallia: residuano solo i libri XVIII, XIX e XX, e numerosi frammenti. Nel proemio l'autore dichiara di seguire i concetti del cosmopolitismo stoico attinti da Polibio e da Posidonio, sebbene l'impronta della sua opera si configuri come una superficiale esposizione, seppure universale, dei fatti storici.

 
  29 - Quando ebbe portato a termine le imprese, poiché secondo l'oracolo del dio era opportuno che prima di passare fra gli déi inviasse una colonia in Sardegna e ne mettesse a capo i figli che aveva avuto dalle Tespiadi, Eracle decise di spedire, con i fanciulli, suo nipote Iolao, poiché erano tutti molto giovani.
Ci pare necessario parlare prima della nascita dei fanciulli per poter fare con più chiarezza il discorso della colonia. Tespio, uomo di illustre stirpe, di Atene, figlio di Eretteo re della regione omonima, generò da numerose mogli 50 figli.
Quando Eracle era ancora in età giovanile ma aveva già una straordinaria forza fisica, Tespio desiderò che le figlie avessero prole da lui. Perciò le invitò ad un sacrificio: offrì uno splendido banchetto e gli mandò le figlie una ad una. Egli si unì con tutte, le rese gravide e divenne padre di 50 figli i quali presero dalle Tespiadi la denominazione comune. Quando giunsero all'età virile, Eracle decise di mandarli nella colonia in Sardegna, secondo l'oracolo.
Iolao guidava l'intera spedizione e, poiché aveva partecipato a quasi tutte le imprese di Eracle, Eracle gli affidò i Tespiadi e le colonie. Dei 50 giovani due rimasero a Tebe [...].
Iolao
, presi con sé tutti quelli che restavano e molti altri che volevano unirsi alla colonia, navigò fino in Sardegna. Vinti in battaglia gl'indigeni, assegnò in sorte la parte più bella dell'isola, e soprattutto la regione pianeggiante che a tutt'oggi (90 a. C. ca.) viene chiamata Ioleo.
Poi bonificò la regione e la piantò di alberi da frutta, e così la rese oggetto di contesa: l'isola divenne tanto famosa che in seguito i Cartaginesi, divenuti potenti, divennero bramosi dell'isola, e per essa sopportarono molte lotte e
Ma di questo scriveremo in relazione al periodo corrispondente.
 
 

 
  30 - Allora Iolao, costituita la colonia, mandò a chiamare dalla Sicilia Dedalo , e fece costruire opere grandiose rimaste fino ai tempi nostri (90 a. C. ca.) chiamate, dal loro architetto Dedalea.

Edificò anche ginnasi grandi e sontuosi e istituì dei tribunali e tutte le altre cose che conducono alla prosperità. Chiamò Iolaei gli abitanti imponendo loro il nome da sé stesso, con l'accordo dei Tespiadi che gli diedero questo privilegio come ad un padre.

Per la sua sollecitudine nei loro confronti furono spinti a tanta benevolenza da conferirgli come titolo l'appellativo di progenitore: perciò nelle epoche successive quanti offrono sacrifici a questo dio lo invocano come Iolao padre, allo stesso modo in cui i Persiani invocano Ciro.

In seguito Iolao, ritornato in Grecia, salpò per la Sicilia e trascorse non poco tempo nell'isola. In quel periodo anche taluni di loro, che avevano intrapreso il viaggio con lui, per la bellezza della regione si fermarono in Sicilia e mescolati ai Sicani vi si stabilirono e furono straordinariamente onorati dagli abitanti del luogo. Iolao ottenne una grande accoglienza, rese benefici a molti in molte città e fu onorato con templi e onori degni di un eroe. In relazione a questa colonia awenne anche un fatto straordinario e singolare: attraverso un oracolo il dio (Apollo) disse loro che tutti quelli che avevano preso parte a questa colonia e i loro discendenti, sarebbero rimasti continuamente liberi per l'eternità; e la realizzazione di questo fatto in conformità all'oracolo, perdura fino ai giorni nostri.

Per effetto del lungo tempo ivi trascorso, poiché i barbari che avevano preso parte alla colonia erano superiori come numero, le popolazioni avevano finito per imbarbarirsi; trasferitisi nella zona montuosa, si stabilirono nei terreni difficili ed erano solite nutrirsi di latte e carne e allevare molte greggi di bestiame, e non avevano bisogno di grano. Si costruirono delle abitazioni sotterranee e, svolgendo il loro modo di vita nei cunicoli, evitarono il pericolo delle guerre.

Perciò prima i Cartaginesi e poi i Romani li combatterono spesso, ma fallirono il loro obiettivo.

Riguardo a Iolao e ai Tespiadi, ed inoltre alla colonia della Sardegna saremo soddisfatti di quanto è stato detto; [...]

 
 

 
  82 - [...] Dicono che Aristeo lasciasse dei discendenti a Ceo e poi, ritornando in Libia, prendendo il largo su richiamo della ninfa sua madre, volgesse la navigazione verso l'isola di Sardegna.
Qui si stabilì; poiché amava l'isola per la sua bellezza, vi fece piantagioni e la sottopose a coltivazione mentre precedentemente era desolata.
In essa generò due figli, Carmo e Callicarpo.
Poi si recò in altre isole e trascorse qualche tempo in Sicilia [...]
 
 

 
15 - Vicino alla Corsica c'è l'isola chiamata Sardegna, simile alla Sicilia per estensione, abitata da Barbari che hanno come nome Iolaei e che si ritiene discendano dai colonizzatori giunti con Iolao e i Tespiadi.

Nel periodo in cui Eracle compiva le famose fatiche, obbedendo egli ad un oracolo, mandò i molti figli avuti dalle figlie di Tespio, e con loro un grosso esercito di Greci e di Barbari, in Sardegna, per fondarvi una colonia. A capo della spedizione era Iolao nipote di Eracle, che conquistò l'isola e vi fondò importanti città, lottizzò il territorio e chiamò dal suo nome quelle genti Iolaei; costruì ginnasi, dei templi in onore agli Déi e tutto quanto rende felice la vita degli uomini. Ancora oggi (60a. C. ca.) ne rimangono testimonianze: le più belle pianure che presero il nome da lui si chiamano Iolaee; la popolazione ancora oggi conserva il nome ricevuto da Iolao.

Secondo l'oracolo relativo alla colonia, coloro che avessero partecipato alla sua fondazione sarebbero rimasti per sempre liberi: è accaduto che l'oracolo, contro ogni aspettativa abbia salvaguardato, mantenendola intatta fino ad oggi, l'autonomia degli abitanti dell'isola [...]Iolao, dopo aver definito ogni cosa nella colonia, ritornò in Grecia; i Tespiadi, signori dell'isola per molte generazioni, furono alla fine scacciati, si rifugiarono in Italia e si stabilirono nella zona di Cuma; la gente rimasta si imbarbarì, ma, scegliendo come capi i migliori di loro, difese la sua libertà fino ai nostri giorni.

 

 
  20,1 - Fin dai tempi antichi i Fenici, che navigavano di continuo per commercio, avevano fondato molte colonie in Libya, non poche anche nelle zone occidentali dell'Europa.
Poiché le loro imprese riuscivano secondo le loro aspirazioni, essi accumularono grandi ricchezze e decisero pure di navigare sin oltre le Colonne d'Ercole, nel mare chiamato Oceano.
 
 

 
  35,1 - [...] (Presso gli Iberi) si scava grande quantità di un bellissimo argento: perciò coloro che accudiscono al lavoro delle miniere ne traggono lauto guadagno.

2. [...] Essendo (i monti Pirenei) quasi tutti ricoperti da foreste fitte di grandi alberi, si racconta che in tempi antichi (queste foreste) bruciassero quasi totalmente a causa di un incendio causato dai pastori che appiccavano il fuoco nella regione montagnosa.

Si racconta dunque che, essendo l'incendio durato per molti giorni, la riarsa superficie della terra - dal quale incendio quei monti trassero il nome di Pirenei - trasudò, per così dire, una grande quantità d'argento, dimodoché dalla materia liquefatta che costituisce quel metallo, di qua e di là sgorgavano ruscelletti di purissimo argento.

3. L'uso di quel metallo non era conosciuto dagli indigeni: a un certo momento vennero però i mercanti fenici che, informati del fatto, in cambio di merci insignificanti comprarono l'argento; e trasportatolo in Grecia e nell'Asia e presso altri paesi, riuscirono ad accumulare grandi ricchezze.

4. E persino giunsero al punto che, avanzando loro dell'argento dopo averne ben bene riempito le loro navi, estratto il piombo dalle àncore vi sostituirono dell'argento'.

5. Tempo appresso e per effetto di questo commercio, divenuti dunque i Fenici più ricchi di quanto non fossero nel passato, inviarono non poche colonie in Sicilia e nelle isole vicine, ed anche in Africa ed in Sardegna, ed infine in Iberia.

 
 

 
 

 
   
  (fine VI-inizi V sec. a.C.)

Fu uno dei primi e più noti logografi ed è considerato il fondatore della Geografia. Erodoto lo cita più volte nella sua opera, accennando alle nobili origini di Ecateo e alla sua attività politica nella ribellione della sua patria contro la Persia. È l'unico logografo di cui si possa dire con certezza che fu utilizzato da Erodoto come fonte e il primo che abbia dato alla storia un contenuto positivo, con le notizie dei paesi e dei popoli stranieri da lui osservati direttamente in lunghi viaggi. Scrisse un Giro della terra, in due libri, in cui descrive l'Europa, l'Asia e la Libia e le Genealogie in quattro libri. Ambedue le opere sono redatte in dialetto ionico, scevro di qualsiasi ornamento.

 
 

 
   
  (Cuma di Eolide, 400 a.C. circa- Atene, 340 a. C. circa)

Storico greco, fu allievo di Isocrate. La sua opera principale fu Storie in 30 libri, in cui erano narrate le vicende della Grecia e di quei popoli che gravitavano intorno a essa dal ritorno degli Eraclidi (1104 a. C.) fino all'assedio di Perinto da parte di Filippo II di Macedonia (340). Interrotta alla morte dell'autore, l'opera venne ripresa circa dieci anni dopo dal figlio Demofilo, che ne completò l'ultimo libro. Ce ne sono giunti frammenti. Più che il lavoro di uno storico, quello di Eforo può considerarsi il lavoro di un retore e di un erudito: esalta la sua città natale, si mostra partigiano di Atene contro Sparta, indulge assai spesso a tendenze moralistiche. Sue fonti sono soprattutto Erodoto, Ellanico, Xanto, Tucidide, Ctesia, Senofonte. La sua opera è stata a sua volta utilizzata da molti storici posteriori, tra cui Diodoro Siculo e Strabone .

 
 

 
   
  (V sec. a. C.)

Uno degli ultimi logografi greci, contemporaneo di Erodoto. Nella sua Storia dell'Attica accenna anche alla battaglia delle Arginuse: quindi era ancora vivo nel 406. Deplorevole è la perdita dei suoi numerosi scritti, di cui conosciamo titoli e alcuni frammenti. Oltre alla citata storia dell'Attica, che giungeva fino alla guerra del Peloponneso, egli si occupò della Beozia, della Troade, della Persia, di genealogie, di ricerche cronologiche. La sua opera, sebbene non scevra di difetti, errori, ingenuità e satura di leggende e miti, tiene, tuttavia, un posto assai notevole nello sviluppo della storiografia, anche per l'introduzione di un vero e proprio sistema cronologico.

 
 

 
   
  Scrittore greco attivo nella prima metà del V sec. d.C.; della sua opera restano frammenti e estratti: fu autore di una storia universale dagli Assiri al 518 d. C., di una raccolta di notizie sugli scrittori antichi e di un'opera sugli imperatori Giustino e Giustiniano  

   
  (484 - 425 a.C.)

E' considerato il padre della Storia. Appartenne ad una ricca famiglia, cario-greca. Sotto il governo di Ligdami, con la famiglia, dovette lasciare per motivi politici Alicarnasso, sua città natale, per rifugiarsi a Samo. Tornò in patria nel 454. Sino al 447 fece lunghi e importanti viaggi dalla Scizia alla Libia, dall'Egitto a Babilonia. Dal 446 al 444 fu ad Atene, ammiratore di Pericle e amico di Sofocle; in questo periodo visitò la Grecia. Nel 444 partecipò alla colonizzazione di Turi. È incerto se vi sia rimasto fino alla morte o se questa l'abbia colto ad Atene, durante l'epidemia di peste. Il soggiorno ad Atene fu fondamentale nella composizione della sua opera, Storie divisa dagli alessandrini in nove libri, quante sono le muse: i primi cinque narrano le vicende anteriori alla rivolta ionica (500 a.C.) con ampie digressioni sui popoli che vennero a contatto con i Persiani; i rimanenti riprendono dalle Guerre persiane alla battaglia di Sesto (478 a.C.). Le Storie sono abilmente intercalate da racconti di viaggi riferenti curiosità e descrizioni geografiche del luogo. L'opera di Erodoto è scritta in dialetto ionico, fluido e armonioso.

 
  124 - [...] Ad Aristagora pareva impossibile riuscire ad avere il sopravvento sul re Dario. Perciò egli convocò a consiglio i compagni di rivolta, dicendo loro che era meglio avere un rifugio pronto nel caso venissero cacciati via da Mileto (dai Persiani): egli poteva condurli da li a fondare una colonia in Sardegna e Mircino [...].
Aristagora li interrogò riguardo a questo problema.
 

125 - Ecateo di Agesandro, scrittore, espresse il parere di non partire per nessuno di questi due posti (cioè Sardegna e Mircino) bensì di costruire una fortezza nell'isola di Lero, e li star tranquillo qualora venisse cacciato via da Mileto; muovendo poi da li avrebbe fatto ritorno a Mileto.

126 - Questo fu, appunto, il consiglio di Ecateo, [...]

 
 

 
  115 - [...] per quanto riguarda le regioni dell'estremità occidentale dell'Europa, non ho informazioni attendibili [...]  
 

 
  196 - [...] oltre le Colonne d'Ercole dove essi vanno e sbarcano le loro merci disponendole in ordine sulla riva; poi risalgono sulle navi e fanno colonne di fumo; gli indigeni le vedono, vanno verso il mare e di fronte alla merce dispongono dell'oro e poi se ne allontanano; allora i Punici scendono a guardare, e se l'oro sembra ad essi adeguato alla merce, lo prendono e se ne vanno, altrimenti risalgono sulle navi e vi stanno quieti; quelli allora si avvicinano e aggiungono altro oro sino a renderli convinti; nessuna delle due parti commette ingiustizia perché essi non toccano l'oro prima che abbia eguagliato il valore della merce, e quelli non toccano le merci prima che essi non abbiano preso l'oro.  
 

 
     
  170 , 1. [ ] Nonostante le loro avversità gli Ioni si radunavano egualmente al Panionio e io so che una volta Biante di Priene espose a tutti un vantaggiosissimo progetto, che avrebbe consentito loro, se lo avessero eseguito, di raggiungere il più alto grado di benessere fra i Greci: li esortava a salpare, tutti uniti in una unica flotta, via dalla Ionia, a raggiungere la Sardegna e a fondarvi una unica città di tutti gli Ioni; in questo modo, liberati dalla schiavitù, avrebbero vissuto felicemente insediati nella più grande di tutte le isole' e dominando su altre popolazioni. Invece se fossero rimasti nella Ionia, non vedeva più, diceva, speranza di libertà.
Questa fu l'idea di Biante di Priene anche se esposta agli Ioni ormai dopo la loro disfatta, [...]
 
 

 
     
  166 - Essi rapinavano e saccheggiavano tutti i vicini cosicché i Tirreni e i Cartaginesi si misero d'accordo e mossero loro contro con 60 navi ognuno. I Focesi armarono anch'essi le navi, in numero di 60, e li affrontarono nel cosiddetto mare di Sardegna. Ci fu un combattimento navale e i Focei riportarono una vittoria di Cadmo; infatti persero 40 navi mentre le 20 superstiti erano state messe fuori uso in quanto i rostri si erano storti. Navigarono perciò verso Alalia, presero donne e figli e tutti gli averi che potevano caricare e, abbandonata Cirno andarono a Reggio.  
 

 
  106 - [...] Dopo aver sistemato ciò secondo il tuo volere, giuro per gli Dei regi che non mi toglierò di dosso la tunica con cui sbarcherò in Ionia prima di sottomettere al tuo tributo la più grande delle isole, la Sardegna [...]  
 

 
     
  124 - Durante l'occupazione di queste città Aristagora (non era infatti, come dimostrò, un campione di coraggio, e dopo aver gettato la Ionia nel caos e rimestato grandi progetti meditava una fuga clamorosa), osservando gli avvenimenti e per giunta sembrandogli palesemente impossibile avere la meglio su re Dario, per tutto ciò insomma, convocò i suoi seguaci e tenne consiglio: affermò che era meglio per loro avere pronto un luogo dove rifugiarsi nel caso fossero stati costretti ad abbandonare Mileto; se condurli a fondare una colonia in Sardegna lontano da lì, oppure a Mircino degli Edoni, che Istieo aveva ottenuto in dono da Dario e fortificato; ecco cosa domandava Aristagora.  
 

 
  125 - Ed allora Ecateo figlio di Egesandro, scrittore, gli suggerì, nel caso fosse stato scacciato da Mileto, di non partire per nessuna di quelle due località, ma di costruire una fortezza sull'isola di Lero e di starsene lì in pace. Muovendo da quell'isola più tardi sarebbe tornato a Mileto.  
 

 
 

 
   
(III sec. d.C.)

Storico greco, pare che da lui Dionigi di Alicarnasso abbia tratto quasi integralmente ampia parte della sua relazione sui Pelasgi. Scrisse Istorika paradoxa e Lesbiakà.

 

 
   
  (metà II sec. d.C.)

Storico, geografo e erudito greco, originario della Lidia, fu un gran conoscitore del mondo mediterraneo e in particolare della Grecia. Scrisse una vasta opera in dieci libri, Periegesi della Grecia. L'opera è fonte preziosissima per la conoscenza dei più diversi aspetti del mondo antico, perché ricchissima di notizie sulla geografia, l'archeologia, i culti, le tradizioni anche se si pone semplicemente come una guida d'insieme per il viaggiatore curioso.

 
     
  17,2 - [...] Ignoro quale fosse l'antico nome che (la Sardegna) aveva ricevuto dagli indigeni; quei Greci che navigavano per commercio la chiamarono Ichnusa perché la figura dell'isola è molto simile all'impronta del piede umano [...] Sardo poi portò gli Africani in Ichnussa, e perciò l'Isola cambiò il nome nel suo, [...]  
 

 
  29,5 - [...] Se contro Priamo e i Troiani erano scesi in guerra tutti gli Argivi di comune intesa (fra loro), gli Ateniesi fecero per conto loro una spedizione in Sardegna con Iolao, poi una seconda volta nell'attuale Ionia e una terza, allora, in Tracia.

23,1 - Dinanzi alle porte Pretidi i Tebani possiedono il ghymnásion e lo stadio sullo stesso battuto di terra, come ad Olympia e ad Epidauro.
Là viene indicato anche l'heròon di Iolao. Però gli stessi Tebani riconoscono che Iolao medesimo e quegli Ateniesi e Tespiadi che compirono la traversata con lui, si trovino morti in Sardegna.

 
 

 
  2,2 - [...] Iolao, tebano, nipote di Eracle, guidò Ateniesi e Tespiesi in Sardegna. [...]  
 

 
  17,1 - [...] Dei Barbari occidentali, quelli che occupano la Sardegna mandarono una statua di bronzo di colui che diede loro il nome'.

2 - La Sardegna per estensione e per ricchezza non la cede alle isole più celebrate: quale fosse l'antico nome che aveva avuto dagli indigeni, io lo ignoro; però quei greci che navigavano per ragioni di commercio la chiamarono Ichnussa' perché la figura dell'isola è di molto simile all'impronta del piede umano.

La sua lunghezza è di 1.200 stadi; di 470 la larghezza. Si dice che i primi a passare con le loro navi nell'isola fossero gli africani, e che loro condottiero fosse Sardo di Maceride figlio di Eracle, al quale si dà il soprannome di Egizio e di Africano.

Molto celebre fu il viaggio di Maceride a Delfi.

Sardo poi portò gli Africani in Ichnussa, e perciò l'isola cambiò il nome nel suo.

La flotta degli Africani non scacciò gl'indigeni, ma questi ultimi li accolsero più per la loro superiore forza che per benevolenza.

Nè gli Africani nè gli indigeni sapevano edificare città, bensì abitavano in capanne e spelonche, così come potevano.

3. Dopo l'arrivo degli Africani giunsero dalla Grecia nell'Isola quelli che seguivano Aristeo il quale, dicono che fosse figliolo di Apollo e Cirene, che sommamente afflitto per la disgrazia di Atteone', non potendo per il dolore stare nè in Beozia nè in altra parte della Grecia, si portò ad abitare in Sardegna.

Vi ha chi pretende ancora che Dedalo allora fuggisse per la spedizione dei Cretesi, ed avesse parte nella colonia di Sardegna con Aristeo.

Ma non ci può essere ragione per credere che Dedalo, il quale rifulgeva ai tempi in cui regnava Edipo in Tebe, avesse parte nella colonia o in alcuna altra cosa con Aristeo che aveva in moglie Autunoe figlia di Cadmo.

Ma neppure questi edificarono alcuna città perché sia come numero di coloni che come forza di lavoro era da credere che fossero non all'altezza di tale impresa.

4. Dopo Aristeo passarono in Sardegna gli Iberici, avendo come condottiero Norace, e fu da questi edificata la città di Nora: questa è la prima città che si rammenta ci sia stata nell'isola: dicono inoltre che Norace fosse figlio di Ertea nata da Gerione e Mercurio.

Quelli che in quarto luogo approdarono in Sardegna furono le genti di Iolao e dei Tespiesi, e la spedizione che partì dall'Attica. Questi edificarono la città di Olbia, ed in particolare poi gli Ateniesi edificarono Ogrille, conservando loro il nome di uno dei loro borghi perché Grillo stesso faceva parte della flotta.

Dunque anche ai miei giorni in Sardegna vi sono dei luoghi chiamati Iolaei, e Iolao riscuote onori dagli abitanti.

Una volta conquistata Troia una parte dei Troiani fuggì, e una parte di coloro che si salvarono con Enea, trasportati dai venti in Sardegna, si mescolò poi coi Greci che colà già da prima abitavano.

Ciò che impedì ai Barbari di attaccare i Greci fu che nello schieramento offensivo le due parti erano in equilibrio, ed essendo i loro territori separati dal fiume Tyrso, ambedue le popolazioni avevano paura di guadarlo.

Finalmente dopo molti anni gli Africani passarono un'altra volta nell'isola in maggior numero, e iniziarono una guerra contro i Greci. I Greci vennero nella loro totalità annientati, ovvero solo pochi di costoro furono quelli che vi restarono: i Troiani si rifugiarono nei luoghi alti dell'isola, ed avendo appunto occupato le montagne dal difficile accesso ben protette da opere difensive e da precipizi, ancora ai miei tempi loro conservano il nome di Iliensis per quanto somiglino agli Africani nell'aspetto, nell'armatura ed in ogni loro costume di vita.

5. Vi è, non molto lontano dalla Sardegna, un'isola chiamata Cyrno dai Greci e, dagli Africani che l'abitano, Corsica. Da quest'isola una non piccola parte della spedizione venne in Sardegna ed ora dimorano nella stessa regione riservando per loro conto una parte delle montagne: dagli indigeni della Sardegna pertanto, costoro vengono chiamati Corsi dal nome della loro patria.

I Cartaginesi nel periodo in cui erano potenti per la loro flotta, sottomisero tutti coloro che si trovavano in Sardegna ad eccezione degli Iliesi e dei Corsi, per i quali fu sufficiente la protezione delle montagne per non essere asserviti.

I Cartaginesi medesimi nell'isola edificarono Karali e Sulci. Degli alleati Cartaginesi' quelli che erano Africani o Iberici, venuti a contesa (con Cartagine) per il soldo, allorché vennero in contrasto, disertando abitarono anch'essi nei luoghi alti dell'isola.

Costoro vengono chiamati Bálari' nella lingua dei Corsi: e perciò i Corsi chiamano Bálari gli esuli.

6. Queste dunque le popolazioni che occuparono la Sardegna e che, insediandovisi, in questo modo se la dividono.

[...] Ed introducemmo nella storia Focese il discorso della Sardegna in quanto i Greci erano ancora molto poco informati su quest'isola.

 
 

 
     
23,5 - [...] Manticle consigliava di dimenticarsi di Messene e della lotta contro i Lacedemoni, di fare rotta verso la Sardegna e di conquistare l'isola estesissima e ragguardevole per prosperità.
 

 
 

 
   
  (205-124 a.C.)

Storiografo greco. Figlio dello stratega Licorta, ebbe un'educazione molto accurata. Visse in esilio a Roma dal 167 al 150, dove si fece amico dei più influenti personaggi romani dell'epoca e in particolare di Scipione Emiliano. In seguito tornò in patria come ottimo mediatore tra Roma e i Greci, soprattutto dopo la ribellione e conseguente distruzione di Corinto nel 146. Morì in età avanzata, lasciando, tra le altre, l'imponente opera Istoriai, in 40 libri, di cui restano integralmente i primi cinque, e parzialmente i libri VI-XVI e XVIII. L'opera inizia dove termina quella di Timeo, la Seconda Guerra Punica, fino alla distruzione di Cartagine e Corinto (146 a.C.). Fu fonte di Cicerone, Tito Livio e Diodoro Siculo. Per Polibio la storia deve essere "pragmatica" e "universale"; si devono ricercare nei fatti la causa vera, il pretesto, l'inizio. L'opera di Polibio eclude di proposito qualsiasi intento artistico: lo stile è asciutto e uniforme, tipico delle cancellerie ellenistiche.

4C,1 - [...] Del resto da queste sue descrizioni appare con tutta evidenza che anche sugli argomenti riguardanti l'Africa e la Sardegna, (Timeo) è stato un cattivo storiografo, [...]

[...] Pertanto è da ritenersi che moltissime delle cose dette (da Timeo) sulla stessa Sardegna non siano appropriate, e che egli inoltre non abbia fatto altro che ribadire delle cose su argomenti già noti.

 
 

 
 

 
   
  (556-467 a. C.)

Poeta lirico greco. Di stirpe dorica, seguì le forme e il dialetto dei Dori, ma fu aperto alle nuove correnti di pensiero che si svilupparono nella sua patria in quell'età. Visse dapprima a Samo alla corte di Policrate, nell'Atene di Ipparco, a Farsalo dagli Scopadi e a Larissa dagli Alevadi. Tornò ad Atene al tempo delle guerre persiane e cantò la battaglia di Maratona e delle Termopili. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in Sicilia, alla corte di Gerone di Siracusa. Poeta fecondissimo, fu autore di multiformi componimenti tra i quali spiccano i canti funebri (treni). Simonide, citato anche da Erodoto, fu uno dei più grandi lirici greci.

 
 

 
   
  (60 a.C.- 20 d.C. c. ca)

Geografo e storico greco, studiò a Roma. Viaggiò in Italia, nell'Egeo e in Egitto, ad Alessandria, dove visse alcuni anni. Fu autore di una Geografia in 17 libri, pervenutici quasi per intero. L'opera, che solo in minima parte è frutto di esperienze personali, si rifà a varie fonti, contiene notizie storiche e antiquarie, e in definitiva, costituisce un trattato di straordinaria importanza per la conoscenza del mondo antico. Si conservano anche alcuni frammenti dell'opera Memorie storiche, in 47 libri, che, proseguendo le Storie di Polibio, narrava gli avvenimenti dal 144 al 27 a.C.

2 , 7. - Si dice che Iolao, conducendo alcuni dei figli di Eracle , sia venuto qui e che essi abitarono insieme ai Barbari che allora occupavano l'isola: costoro erano dei Tirreni, ma poi il dominio passò ai Fenici provenienti da Cartagine, insieme ai quali combatterono contro i Romani. Successivamente sconfitti, tutto passò sotto il dominio romano.

 
 

 
 

 
   
  (seconda metà IV-metà III sec. a.C.)

Storico greco, fu mandato in esilio da Agatocle, tiranno di Siracusa, forse nel 317. Visse per un certo periodo a Agrigento, quindi passò ad Atene per seguirvi le lezioni di Filisco, discepolo di Isocrate; qui egli visse per cinquanta anni consecutivi e probabilmente scrisse la maggior parte delle sue opere. Forse, alla fine della sua vita, tornò a Siracusa. La sua opera storica è andata perduta, ma è possibile ricostruirla, seppure con incertezze e lacune, dai frammenti che ci sono pervenuti e dalle opere degli altri storici che hanno da lui attinto. Avendo per centro la Sicilia e l'Italia Meridionale, essa abbracciava 34 libri, ma era poi continuata da una monografia in 5 libri sul regno di Agatocle e da un'appendice che, intorno al nome di Pirro, doveva raggruppare tutta la storia della Grecia dalla morte di Agatocle(289 a.C.) fino all'inizio della Prima Guerra Punica (264 a.C.): da qui infatti cominciava la narrazione storica di Polibio, che accusa Timeo di ignoranza, di stupida superstizione, di parzialità, di menzogna. Sicuramente l'opera di Timeo aveva più un carattere libresco che scientifico: durante il suo soggiorno ad Atene egli lesse tutte le opere dei suoi predecessori ma non fece lunghi viaggi e non ebbe mai quella pratica politica e militare che Polibio riteneva indispensabile allo storico. Il merito di Timeo fu quello di avere messo ordine nella cronologia. La sua opera esercitò grande influsso sulla storiografia posteriore, soprattutto romana.