Ecista ed eponimo di Nora, Norax assume, nello scarno olimpo sardo, un valore chiaramente simbolico: che se ne voglia o meno accentuare il carattere di figura "ponte" (LILLIU, MASTINO, MOTZO) allusiva al cruciale momento d'incontro fra elementi peculiari della tradizione indigena e ciò che vi è di distinto, "altro" e "nuovo", è indiscutibile il collegamento al termine nuraghe, come è sottolineato, anche con una certa enfasi (LILLIU, MOTZO), da vari studiosi che si sono occupati di tale argomento. Il suo nome è pienamente mediterraneo.

Deriva infatti dalla radice preindoeuropea nor* presente con numerose varianti (nur, nul, nol, nar ) in tutta l'isola, con il significato di cavità circolare, cumulo. L'interesse per il personaggio, anche per questo motivo, fu particolarmente vivo, già a partire dal XVI sec., quando dotti studiosi come Arquer e Fara, e poi Vidal e Serpi, indagando le origini e l'uso dei nuraghi, ipotizzarono che questi monumenti fossero stati eretti proprio da Norax, o dagli abitanti o profughi di Nora ; e nel luogo della città si è avuto anzitutto un sito nuragico (TRONCHETTI).

Il nome di Norax, come avviene in tradizioni leggendarie relative alla nascita di altri centri avrebbe dunque natura eziologica, volta cioè a spiegare il nome che deriva dalla città all'eroe. Se per quanto concerne la denominazione del personaggio vi è sufficiente chiarezza, più problematico è definirne il contenuto, e che parte vi abbia l'apporto non autoctono.

La figura di Norax è di certo indicativa di un incontro tra sardi e nuove genti presso un approdo preferenziale sulle rotte fenicie, al centro del Mediterraneo occidentale. E' ricordato nella mitografia come una figura di condottiero, figlio di Hermes e di Erithia, figlia di Gerione, che avrebbe guidato la sua gente in Sardegna, arrivandovi terzo, dopo Sardus e Aristeo, o anche prima di quest'ultimo.

 
 

 

 

 
  Le fonti che tramandano le gesta di Norax sono di tradizione greco-orientale, piuttosto antiche (nicosia): si fanno risalire al VII sec. a.C. e sono note attraverso autori di epoca posteriore, greci e latini (Eustazio, 560; Pausania, X, 17; Scolio a Dionisio, 458; Stefano di Bisanzio, Ethnikà, Erithia; Solino, Rerum Memorabilium, IV, 2 VEDI...). Secondo Pausania, Norax sarebbe giunto in Sardegna alla guida di un gruppo di Iberi, fondandovi la prima città. Solino specifica la provenienza di tali Iberi da Tartesso, fiorente centro della costa sud-occidentale della Penisola Iberica (mod. Cadice, Spagna), prima che la città acquisisse il nome di Gadir, datole dai Tirii, secondo Strabone e Velleio Patercolo, già dalla fine del XII sec. a.C.  
  GADIR  
 

 

 

 
  Si è variamente interpretato il racconto delle fonti come ricordo dell'arrivo di Iberi di Tartesso (BOSCH GIMPERA), di fenici tout court o provenienti dalla Spagna (PAIS, TARAMELLI, LILLIU), attirati dalle possibilità di sfruttamento dei minerali dell'isola. Quest'ultima ipotesi renderebbe possibile una spiegazione organica della costante presenza nella tradizione degli Iberi (MASTINO), che le fonti riconoscono unanimemente quali fondatori di Nora, che venga ricordato o meno il loro duce. D'altronde, non sarebbe tanto importante l'esatta localizzazione geografica di personaggi che per loro natura sfuggono a simili precisazioni: secondo Brelich, "miticamente non sono i luoghi reali che importano, ma la loro posizione in occidente", senza peraltro che questo implichi una scarsa conoscenza delle regioni poste ad Ovest, prima fra tutte la Sardegna, come le fonti dimostrano almeno a partire dal VII sec. con i progetti degli Ioni di colonizzare la Sardegna e come è indicato dallo stesso nome attribuito all'isola (MASTINO, MELONI).

Parrebbe quindi che Norax, e con questi Sardo, siano connessi a un antico nucleo, "occidentale" e "marittimo" (BONDÍ) di tradizione pre-greca, che subì in seguito un processo espressivo volto all'assimilazione entro i canoni, più consueti, della mitografia greca. L'antichità dell'insieme di notizie che possono essere rapportate a queste due figure, la loro sostanziale estraneità alle genealogie o comunque il richiamo a vicende mitiche "periferiche" (per Sardo il rapporto con Maceride, l'Eracle libico, e per Norax la discendenza da figure proprie di miti legati all'occidente, ai viaggi e ai fenomeni atmosferici), costituirebbero per Bondì le prove dell'esistenza di un primo nucleo di riferimento ad Eracle, diverso da quello relativo ai Tespiadi.

A proposito di un arrivo sull'isola di Norax di poco susseguente a quello di Sardo, Bernardini indica la possibilità di vedervi due distinti modelli insediamentali legati a due componenti diverse, quella "libica" e quella "iberica". Questo possibile accenno (insediamento di tipo tribale opposto a quello urbano portato dagli Iberi) trova però riscontro nel dato archeologico, e, primariamente, quale riferimento cronologico assoluto dobbiamo fissare per questi eventi?

La cronologia per la fondazione di Nora ne risulterebbe fissata in un momento avanzato dell'Età del bronzo (GARCIA Y BELLIDO) o nell'iniziale Età del ferro; comunque, concordemente con le fonti, Nora fu la più antica città della Sardegna.

 
 

 

 

 
  Non sembra, a giudicare dalle notizie disponibili, che Norax sia stato oggetto di un culto, eroico o divino, similmente a quanto attestato per Iolao e Sardus e il suo nome rimane sostanzialmente legato alla città che da lui venne fondata.

La possibilità, se non della fondazione, almeno della frequentazione a scopi commerciali del sito di Nora -forse da parte di Fenici provenienti dalla Spagna, all'inizio del primo millennio- è confermata da due importanti ritrovamenti epigrafici: una famosa stele del IX-VIII sec. a.C., in cui per la prima volta viene menzionata la Sardegna (srdn), e un frammento datato all' XI sec. a.C. L'alta antichità di questi elementi non è confortata da altri ritrovamenti archeologici anteriori al VII sec. a.C., periodo al quale rimandano materiali ceramici protocorinzi e una fibula a navicella etrusca. Nell'aspetto attuale di Nora sono evidenti soprattutto le vestigia di epoca romana, quando divenne municipio, ma si riconoscono importanti elementi punici sia nello sviluppo urbanistico (es. c.d. quartiere della casbah), sia nelle attestazioni monumentali a carattere religioso (luogo alto di Tanit, tempio di Eshmun-Esculapio).